MONTEVARCHI E LE LEGGI RAZZIALI DEL COMMERCIO.

Pubblicato: 4 gennaio 2021 in I miei articoli

Montevarchi (AR) 2021 (almeno sulla carta).
La giunta comunale della città toscana che mi ha visto crescere e dove ancora oggi ho la residenza, ha emesso un nuovo regolamento per la tutela ed il decoro delle attività del centro storico del paese, solo che questo regolamento risulta essere VERGOGNOSO, OFFENSIVO E DISCRIMINATORIO.


Riporto qui in forma sintetica alcuni dei passaggi di tale regolamento:

ART. 2 – ATTIVITÀ E SETTORI MERCEOLOGICI VIETATI
c) l’insediamento e apertura di nuovi esercizi quali: tipologie di negozi- etnici alimentari/non alimentari, kebab, bazar;
e) attività di “money change”, “phone center”, “internet point”, “money transfer” ed attività assimilabili a qualunque titolo esercitate;

Art. 3. – ATTIVITÀ CONSENTITE CON LIMITAZIONI E/O PRESCRIZIONI
a) attività di “fast-food” o “self-service” con vendita di prodotti del territorio locale e della tradizione italiana;
b) attività di somministrazione di alimenti e bevande con prodotti del territorio locale e della tradizione italiana che occupino almeno il 70% della superficie di vendita;
c) attività artigianali alimentari della tradizione italiana;
d) esercizi di tipo market e minimarket dove vengano posti in vendita prevalentemente prodotti locali e della tradizione italiana che occupino almeno il 70% della superficie di vendita.

Art. 5 – DISPOSIZIONI OBBLIGATORIE PER TUTTE LE ATTIVITÀ ECONOMICHE CONSENTITE
2. Le insegne devono essere espresse esclusivamente con caratteri della cultura occidentale, in lingua italiana, fatta eccezione per le parole ormai divenute parte del linguaggio italiano.

È assurdo come in questi casi il dolo risieda nel fatto di utilizzare quasi sempre una terminologia vaga, cercando di generalizzare per evitare di incorrere in atti illeciti o illegali, ma mirando a colpire delle categorie ben precise. 

Queste iniziative di tipo discriminatorie e xenofobe, che tendono a dividere “noi” da “loro”, che colpiscono alcuni per far sentire più privilegiati gli altri, sono delle politiche vergognose, che non aiutano minimamente a trovare una soluzione ai tanti veri problemi che il centro città vive ormai da decenni.
È più facile quindi adottare delle politiche che fanno leva sulla paura del diverso, di quello che “ci ruba il lavoro”, che fanno leva sul populismo e su una presunta lotta all’invasione. 

Inoltre, politiche del genere sono completamente contrarie al principio del libero mercato e della libera concorrenza, come tra l’altro si è già espresso con parere contrario e osservazioni critiche nel 2012 (bollettino n.35) proprio l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
La Corte Costituzionale invece, con la sentenza n.350/2008, nel cosidetto caso dei “phone center” in Lombardia, aveva già sollevato una questione di legittimità costituzionale con le ordinanze del genere, in riferimento tra l’altro agli articoli 3, 15, 41 e 117 della Costituzione.

Non solo, l’ordinanza del Comune di Montevarchi, entra in chiaro conflitto con l’art. 43 del Testo Unico sull’Immigrazione che così specifica: costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica.

Il Comune si espone così a contenzioso col cittadino, rischiando di dover risarcire costosi danni che andrebbero a ricadere sulle casse dell’amministrazione stessa, già messa a dura prova tra l’altro dalla crisi di questi ultimi mesi ed anni.
Non solo, con l’azione intrapresa l’amministrazione comunale si fa carico di altre conseguenze che questo regolamento porta con se, ovvero il rischio di ritrovarsi con ulteriori locali sfitti in un centro storico che sta letteralmente morendo da tempo.

Il degrado ed il decoro non dipendono certamente dal tipo di cucina che offre un ristorante, piuttosto dipendono dalle condizioni in cui versa una città, dalle condizioni generali di sicurezza, dalla pulizia delle strade alla tenuta dei giardini pubblici, dal sistema d’illuminazione delle strade e dei vicoli del centro, dal pattugliamento delle forze dell’ordine alle attività messe in atto dall’amministrazione stessa. 

Con quest’ordinanza l’amministrazione comunale intende ridare vita al centro storico?
Questa è la domanda che ci dobbiamo porre. 
Il problema del centro storico di Montevarchi è la carne inserita dentro ad un panino o il fatto che i commercianti sono ormai abbandonati a loro stessi da anni e anni?
Veramente il decoro del centro storico cambierebbe in base al panino offerto, se quest’ultimo fosse col salame o con la carne di vitello?

Credo che il decoro del centro dipenda molto di più dalle politiche di riqualificazione territoriale intraprese o meno, dalla volontà di chi fa politica di studiare delle strategie e intraprendere politiche che concentrino il flusso della cittadinanza in determinate zone, come ad esempio nel centro storico e questo può avvenire soltanto con delle attività mirate che attirino i residenti, agevolando allo stesso tempo i commercianti di tali zone. 

Chi conoscerebbe oggi la pizza, la pasta e tutta la cucina italiana nel Mondo, se in passato i paesi esteri dove gli italiani emigrarono in massa, avessero imposto e imponessero tuttora delle politiche “razziste” del genere?? Nessuno. 

Come vi sentireste se domani il sindaco di New York City Bill De Blasio emanasse un’ordinanza in cui vietasse l’apertura di pizzerie e ristoranti italiani sul suo territorio?
Non credo che la prenderemmo bene, anzi, partirebbe subito una campagna d’indignazione sui social.

Vorrei chiedere ai montevarchini da quant’è che non mettono piede in Via Roma? 
Da quant’è che non passano in Via Cennano? 
Vorrei chiedere ai montevarchini se sanno quanti negozi di kebab ci sono in Via Isidoro Del Lungo e quanti sexy shop in Via Marzia?
Vorrei chiedere ai commercianti del centro storico quali sono le loro priorità, di cosa hanno veramente bisogno, ma la risposta credo sia una sola: GENTE, PERSONE, TANTE PERSONE.

Io montevarchino il kebab me lo mangio anche fuori dalle mura del centro storico, nessun problema.
Il vibratore me lo compro in un sexy shop fuori dalle mura del centro storico, nessun problema, anzi, sono più facili da raggiungere.
La birra me la bevo lontano dal centro storico.
Il ristorante me lo scelgo fuori dal centro storico, è molto più comodo.
La spesa la faccio fuori dal centro storico, come già faccio d’altronde.
La posta ce l’ho fuori dal centro storico, così come tanti altri servizi.
Io montevarchino già faccio tutto fuori dal centro storico da anni e anni ormai, ma qui tutti fanno finta di niente, anzi, pensano di aver trovato la soluzione, pensano che escludendo “loro” possano includere maggiormente “noi”.
Montevarchi ha bisogno di includere, includere il centro storico all’interno di un progetto valido di riqualifica, includere i cittadini e i commercianti per dar vita alla città, senza dividerli in cittadini di Serie A e cittadini di Serie B.

Voi che dite, funzionerà?
Io dubito, però mi congratulo con gli autori delle “leggi razziali del commercio”.

Buon anno Montevarchi, un saluto al Conte Guido Guerra.

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