Studenti che se ne vanno; intervista ad Armando, giovane neolaureato albanese!

Pubblicato: 22 febbraio 2014 in I miei articoli
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Tirana La piramidaDa uno studio effettuato dall’European Migration Network, l’Italia risulta essere il fanalino di coda dei paesi europei in tema di studenti stranieri iscritti nelle università italiane. Se la media europea di studenti stranieri presenti delle varie nazioni dell’Europa raggiunge l’ 8,6%, in Italia la situazione è completamente diversa, infatti, nel bel paese la percentuale raggiunge a malapena il 3,8% del totale, ovvero 1 studente su 26 non è cittadino italiano.
A frenare in maniera considerevole l’iscrizione presso le università italiane degli studenti stranieri è particolarmente la burocrazia con la quale essi si devono confrontare una volta arrivati in questo paese. Il mancato riconoscimento dei titoli di studio conseguiti nel paese d’origine, la poca disponibilità dei servizi abitativi messi a disposizione degli studenti e le difficoltà lavorative per far fronte alle spese e al mantenimento degli studi, allontanano sempre di più gli studenti esteri dalle facoltà italiane.

Circa il 60% degli studenti che non hanno accesso alla borsa di studio, si arrangiano lavorando nella maggior parte dei casi a nero, sfruttati dai datori di lavoro che conoscono bene la necessità di un impiego per questi ragazzi. Il 59.3% degli studenti non italiani afferma di voler rientrare nel proprio paese una volta terminato il percorso di studi, mentre il 40.7% intende rimanere in Italia con la speranza di poter crescere ed affermarsi a livello lavorativo.

Dei circa 100-110 mila studenti stranieri che ogni anno decidono di raggiungere l’Italia con lo scopo di svolgervi i loro studi, circa il 10% provengono dall’Albania.
Nel 2012 gli studenti albanesi presenti erano 11.802, collocati soprattutto nelle università di Bologna, Firenze e Roma. Nella città dantesca sono oltre 1.000 gli studenti provenienti dal paese delle aquile, molti di essi oltre a studiare, lavorano part-time per poter sostenere le tasse universitarie.

Questi ultimi anni hanno visto il ritorno in patria di un numero considerevole di immigrati albanesi residenti in Italia. Per capire meglio questa scelta, abbiamo deciso di fare due chiacchiere con Armando Ormeni, giovane ragazzo albanese neo laureato presso la Facoltà di Architettura di Firenze, il quale dopo aver terminato gli studi e dopo 13 anni di residenza in Italia, ha deciso di rientrare nel paese d’origine con la speranza di poter contribuire alla crescita dell’Albania.

Caro Armando, quanti anni hai e da quanti anni risiedi in Italia?
Ho 27 anni e risiedo in Italia da 13 anni, sono giunto in questo paese nel 2001 insieme alla mia famiglia.
Quale è stato il motivo che ha spinto la tua famiglia a trasferirsi in Italia?
Principalmente per i figli, i miei genitori hanno voluto dare la possibilità ai figli di vivere e crescere in un paese tranquillo, all’epoca l’Albania aveva appena attraversato un momento difficile.
In tutti questi anni, di cosa ti sei occupato nel nuovo paese che ti ha accolto?
In Italia mi sono formato, è qui che ho finito la terza media, qui ho studiato geometri alle scuole superiori e sempre qui ho finito l’università in Architettura. Inoltre, ho lavorato saltuariamente per far fronte alle mie spese personale e per non pesare sulla mia famiglia.
Perché hai scelto proprio l’indirizzo di Architettura per svolgere i tuoi studi universitari?
Diciamo che ho continuato ciò che avevo cominciato a studiare alle scuole superiori. Architettura la sentivo
un po’ parte di me, mi era familiare e quindi ho scelto di proseguire gli studi. Un’altra motivazione che mi ha spinto a fare questa scelta è stata anche la grande voglia di poter contribuire a migliorare il mio paese d’origine.
Quanto tempo hai impiegato per poter terminare i tuoi studi?
In tutto, compreso la laurea magistrale, circa 6 anni.
Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato nel tuo percorso, in quanto studente non italiano? Senza dubbio la lingua. Esistono dei termini specifici che sono difficili per gli stessi italiani, figuriamoci per noi stranieri. Infatti, Diritto Urbanistico e Storia dell’Arte sono stati gli esami più complicati nel mio percorso.
Quali sono le tue aspettative? Cosa pensi di fare adesso che hai terminato gli studi?
L’idea è quella di tornare in Albania, ma ancora non sono sicuro.
Tanti studenti albanesi, laureati in Italia, hanno deciso di rientrare in patria. L’Albania offre qualche possibilità in più? Conosci qualcun altro che ha già fatto questa scelta di rientrare? Beh, è un paese che sta attraversando un periodo di forte crescita, è un paese in via di sviluppo e con tante potenzialità, inoltre, non c’è la burocrazia che si trova in Italia. Va detto anche che il mercato italiano è pieno di liberi professionisti che lavorano nel mio settore, addirittura più della Francia e della Germania messe assieme. Un compagno di studi, che si è laureato poco prima di me, è rientrato in Albania, dove lavora e svolge la sua professione.
Come potresti influenzare o cambiare il tuo paese nell’ottica di ciò che hai studiato? Innanzitutto dalla tesi di laurea che ho svolto sulla riviera di Orikum nella zona di Valona e sulla Piramide di Tirana. L’Albania ha grosse potenzialità in ambito economico, uno aspetto molto importante da prendere in considerazione è il turismo. Partendo da questa riflessione ho deciso di sviluppare un progetto turistico-ricettivo sul lungomare di Orikum in provincia di Valona. Il disegno prevede l’inserimento di una successione di giardini e terrazze affacciate sul mare, che potranno ospitare, oltre ai vari servizi, anche le installazioni artistiche, trasformando il percorso in una passeggiata d’arte. Il secondo lavoro invece, riguarda la Piramide di Tirana, che l’ho voluta presentare come un “centro culturale per i giovani” vista la sua centralità rispetto alla città e ai poli universitari. Visto il degrado che ha colpito la piramide e la richiesta di una possibile demolizione, ho pensato bene di inserire, nel mio lavoro di rivalutazione di questo spazio, anche delle piazze d’acqua, che oltre ad abbellire l’oggetto servirebbe anche per indirizzare il pubblico a non avere un contatto esterno con l’edificio ma ad ammirarla solamente, come una vera “opera d’arte”.
Hai mai pensato di poter rimanere a lavorare in Italia?
Certamente, potessi ci rimarrei volentieri. Il problema è che mi sento costretto ad abbandonare l’Italia, come tanti miei coetanei italiani d’altronde. Ho la fortuna di appartenere a due paesi contemporaneamente e non è una cosa da poco.
In bocca al lupo per i tuoi progetti Armando.
Grazie, crepi.

Arber Agalliu

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