Legittima difesa o giustizia “self-service”!??

Pubblicato: 17 dicembre 2013 in I miei articoli
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Quello che è successo pochi giorni fa nel bresciano ci fa riflettere su due cose in particolar modo, in primis sul valore della vita umana e successivamente sull’irresponsabilità dei media nel garantire una chiara e veritiera informazione.

Condanno fortemente il gesto illegale compiuto dal giovane albanese, il quale in collaborazione con una seconda persona ha cercato di impossessarsi di beni altrui introducendosi in una proprietà privata.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il proprietario di casa, un ragazzo di 29 anni, allertato dai vicini si è precipitato presso la propria abitazione dove ha sorpreso i due ladri e dopo aver imbracciato il fucile da caccia ha sparato uccidendo uno dei malviventi.
Quello che i giornali ed i telegiornali riportano sembra un caso di legittima difesa, nel quale il proprietario di casa rischia la vita e non potendo fare altro spara ai malviventi.

Dopo qualche ora, una seconda ricostruzione del fatto viene fuori. Cambia totalmente la scena del crimine, che non è più la casa presa di mira dai ladri, ma bensì i vicoli della città di Serle, dove il proprietario insieme ad un gruppo di amici, dopo aver inseguito e raggiunto uno dei malviventi, hanno una colluttazione con quest’utlimo, durante la quale parte un colpo accidentale dal fucile che il 29enne si era portato appresso, lasciando a terra morto l’albanese 26 enne.

La terza ricostruzione, la più plausibile, parla del 29 enne e di suo padre, i quali dopo essere stati allertati dai vicini di casa, sono giunti nell’abitazione. Mentre i due proprietari si trovavano all’interno del piano terra della casa, i due malviventi si sono gettati dal balcone del secondo piano nel tentativo di fuggire. Il 29 enne dopo aver inseguito in vano i ladri, non riuscendo a raggiungerli, ha cominciato una caccia all’uomo con il fucile in mano per le vie della cittadina di Serle, dopo qualche ora riesce a scovare ed a sparare ad uno dei due malviventi.

Una caccia conclusa nel migliore dei modi visti i grandi sforzi del giovane e la lunga ricerca della preda durata diverse ore. Infatti, le forze dell’ordine saranno allertate del furto solamente due ore dopo l’accaduto, quando ormai la giustizia “self service ” era già stata compiuta.
Peccato che per la tutela della vita e della proprietà debba essere rispettato il così detto  Codice Penale, che all’articolo 52 recita:

Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.
Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o altrui incolumità; b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione”.

Peccato che in questo caso l’omicida non ha agito per “esservi costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui”, ha agito semplicemente per vendetta personale e/o preso dall’ira. Non mi pare affatto che “la difesa sia proporzionale all’offesa”, in un caso in cui si ribaltano i ruoli, dove colui che prima risultava essere preda, una volta fuori da ogni pericolo, diventa predatore.

Quanto accaduto nel bresciano non ha niente da invidiare alle migliori pellicole di Sergio Leone, o alle migliori interpretazioni di Clint Eastwood nei film del FarWest, dove la giustizia assume un’interpretazione personale e porta gli individui ad ammazzare “Per un pugno di euro” sottratti.

Non capisco molto di giurisprudenza, ma la morte del giovane ladro albanese mi pare tutt’altro che accidentale. Forse sarebbe meglio dire che si è trattato di “omicidio”, quello stesso omicidio doloso (comunemente chiamato volontario), che è previsto dall’articolo 575 del Codice Penale e che consiste nel provocare volontariamente la morte di un’altra persona. L’art. 42 del C.P. recita:  nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come delitto, se non l’ha commesso con dolo…. In poche parole si ha dolo quando il soggetto agisce con coscienza e volontà ed in questo caso si è trattato di Omicidio Premeditato.

Non dobbiamo scordarci che qualsiasi vita umana vale sempre e comunque, anche di fronte ad un torto subito, contro questo principio ci sono solo ingiustizie e barbarie.

Sinceramente mi dispiace per entrambi i giovani, sia per il 26 enne albanese, che se n’è andato prematuramente per un gesto che ha innescato la reazione del suo quasi coetaneo italiano, come nella stessa maniera mi dispiace per il giovane 29 enne che ha agito senza pensare alle conseguenza disastrose che questa sua azione porterà nei suoi confronti e nei confronti delle persone più care a lui vicine, con la sua carcerazione.

Cioè che mi meraviglia di più è il modo in cui la vicenda è stata presentata dai mass media, che senza una minima responsabilità hanno gettare benzina sul fuoco, contribuendo così all’aumento dell’odio nei confronti degli extracomunitari. Tutt’ora nessun titolo di giornale è stato cambiato, quasi tutti fanno riferimento ad una faccenda consumata all’interno delle mura domestiche per difesa personale, pochi parlano di omicidio.

“Serle, trova ladro in casa: gli spara e lo uccide”.

“Scoperto dal proprietario di casa, ladro albanese ucciso a colpi di fucile”.

“Torna a case e scopre un ladro, lo uccide con un colpo di fucile”.

“Serle, spara al ladro con in fucile da caccia. Ucciso 25enne albanese”.

Sul web e sui social network sono tantissimi i commenti a favore del giovane di Serle, molti suoi concittadini si sono mostrati solidali con il ragazzo per il gesto compiuto vista la situazione in cui vivono ed i tanti furti che subiscono di questi tempi. Un gruppo a sostegno del 29 enne è comparso anche su Facebook col nome “Vogliamo libero Mirko Franzoni”, dove la maggior parte degli utenti commentano accusando l’elevato numero di extracomunitari presenti in Italia, la malagiustizia e le forze dell’ordine che non svolgono il loro dovere.
Molti abitanti di Serle hanno dichiarato di conoscere il giovane, loro concittadino, lo conoscevano come un bravo ragazzo, timido, buono e riservato con la passione per la caccia, proprio quella “caccia” che gli ha rovinato la vita per sempre.

Probabilmente tanti mi attaccheranno dicendo che voglio difendere un ladro, un delinquente, un malvivente solo perché è albanese come me, ma la fiaccolata prevista in questi giorni a sostegno della famiglia del 29 enne mi sembra veramente una scelta assurda, come assurdi sono i commenti e le giustificazioni che le persone hanno affermato nei confronti del giovane omicida, cercando di presentarlo con il massimo della bontà e non come una persona che ha sbagliato togliendo la vita a qualcun altro.

                             Arber Agalliu

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commenti
  1. Riccardo ha detto:

    La perdita di una vita umana, è sempre un lutto e una tragedia.
    Sia che a morire sia un ladro, che una persona onesta.
    Una vita stroncata, è sempre una vita persa.
    Però, se vogliamo essere onesti, tutti quanti noi, nessuno escluso, se dovessimo scegliere tra la vita del ladro e quella della sua vittima, credo che priviligeremo la vita della vittima.
    Solo pochi giorni fa tre balordi sono entrati in casa di un anziana signora di 77 anni, l’hanno massacrata di botte a calci e pugni per rubargli una miseria, uccidendola.
    Sono stati poi arrestati, ma con un buon avvocato, con attenuanti generiche, tra dieci anni saranno nuovamente liberi di fare del male.
    Caro Arber, cosa avrebbero fatto a queste persone in Albania?
    E cosa avrebbero fatto a chi uccide un ladro in casa?
    In questo, nel tuo paese natale, sono molto più civili di noi.
    Sanno come trattare i ladri e gli assassini.
    In italia noi invece, liberiamo i criminali e condanniamo le vittime.

    • Arbër Agalliu ha detto:

      Caro Riccardo, sono d’accordo con il tuo commento, però qui non stiamo trattando una caso di legittima difesa tra le mura domestiche, qui stiamo parlando di un omicidio volontario, di una caccia all’uomo. Purtroppo i media hanno il potere di storpiare le notizie e per due giorni consecutivi si è parlato solamente di “spara al ladro che gli era entrato in casa”, solo ieri i giornali hanno cominciato a scrivere “forse si tratta di omicidio”. Le persone, specialmente in italia dove la maggior parte affida l’informazione alla tv, si fanno influenzare, tutti si soffermano al ladro che entra in casa, nessuno vede o nessuno vuol vedere l’aggredito che diventa a sua volta aggressore. Immaginati cosa sarebbe successo se il ladro italiano fosse stato inseguito e successivamente ucciso da un cittadino albanese!!!! E’ qui che non dobbiamo cascare, non dobbiamo permettere che un gesto venga mascherato dalla bontà della persona, dalla sua nazionalità o dal fatto che fosse incensurato. Si tratta di Omicidio premeditato, dal momento in cui una persona uccide intenzionalmente un’altra.

      • Riccardo ha detto:

        Lei caro Arber anche se vive in Italia praticamente da sempre, ancora non è entrato nella mentalità italiana.
        Lei parla di omicidio premeditato, quando questa tipologia di omicidio, non viene neanche applicata ai sicari della Mafia che hanno buoni avvocati.
        Se chi ha sparato è stato arrestato con questa accusa, un bravo ma anche un mediocre avvocato riuscirà facilmente a farla derubricare in omicidio preterintenzionale o ancor meglio in omicio colposo.
        Ma non voglio annoiarla con dettagli tecnici.
        La cosa che mi preme di più, e farle capire che gli italiani sono sempre più esasperati dai continui piccoli e grossi furti e rapine, compiute da stranieri che sono quasi sempre di nazionalità Albanese, Romena, e Magrebina.
        Non che tutti gli immigrati di questi paesi rappresentano un problema per la sicurezza, il 95% di queste persone sono persone onestissime e bravissime, dei galantuomini.
        Ma il restante 5%, mi consenta, ne combinano di cotte e di crude.
        Dovrebbe essere allora lei, che fa parte del 95% delle persone immigrate oneste, il primo ad indignarsi e a protestare per il danno che gli fanno i suoi connazionali disonesti, chiedendo pene più dure per chi mette, suo malgrado, la sua comunità di provenienza sotto una cattiva luce.
        Pensi che orgoglio e che rivalsa sociale per tutti gli albanesi se esistesse un Petrosino Albanese che combatte i criminali albanesi in Italia.
        Come il vero Petrosino combatteva la mafia a New York, facendosi apprezzare dagli americani, così accadrebbe oggi in Italia per gli albanesi.
        Ed invece lei, fa interventi solo quando un ladro, perchè è questa la parola che si usa in Italia per chi si appropria di roba non sua, viene ucciso, ingiustamente ucciso sia chiaro, sul posto di lavoro. A rubare.
        Cosa pretende che pensi chi legge i suoi post?
        Onestamente, non crede con questi post, impostandoli come gli imposta, di essere più di intralcio che di aiuto all’integrazione degli immigrati?
        Non è difendendoli ad otranza, anche quando sbagliano, che fa i suoi interessi.
        Mi creda.

  2. Arbër Agalliu ha detto:

    Non riesco a capire l’ultima frase, di quali interessi parliamo??!
    La mia non è una difesa nei confronti del ladro, l’ho ripetuto diverse volte e non mi sembra di aver dimostrato solidarietà nei suoi confronti. Il problema reale è come la notizia è stata presentata e quanto ha influenzato l’opinione pubblica.
    Non voglio entrare nel “gioco” dei paragoni per vedere cosa sarebbe successo se avessimo invertito le parti ecc ecc. ed è per questo che cerco di far capire che la soluzione ai torti commessi non è la vendetta e la giustizia personale, se crediamo che le forze dell’ordine non facciano bene il loro dovere e non servono, beh possiamo chiedere di mandarli a casa come i politici, visto che li paghiamo a spese nostre…anche se non credo sia la soluzione.
    Ripeto, albanese o non, ladro o non, è contro le leggi inseguire un individuo per farsi giustizia privata.

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